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26/04/2017

Una nota del Consiglio dell'Ordine sui rapporti tra avvocatura ed amministrazione comunale

Gentile Direttore,

gli articoli pubblicati sul quotidiano da Lei diretto nella cronaca di Messina in data 30 e 31 marzo u.s., occupandosi del rapporto (anche economico) fra l’Amministrazione cittadina e gli Avvocati di fiducia di cui quest’ultima si avvale, offrono l’occasione per individuare, in un proficuo confronto dialettico, i criteri che debbono presiedere alla più corretta impostazione dell’esercizio del diritto di cronaca e di critica in ordine ai rapporti ed alle funzioni -spesso suppletive- che l’Avvocatura svolge nei confronti degli enti pubblici, nel rispetto, da un lato, del suddetto diritto di cronaca e, dall’altro lato, dei limiti di carattere giuridico che presiedono all’esercizio di tale diritto, come individuati dalla legge e dalla giurisprudenza.

Per la corretta impostazione del suddetto rapporto, questo Consiglio dà per scontato che a nessuno possa sfuggire la centralità del ruolo dell’Avvocato in ogni sistema democratico che garantisca il presidio dei diritti e delle libertà fondamentali. L’assunzione, infatti, di tale punto di partenza costituisce la garanzia che il confronto sui connotati dell’attività di difesa si svolga al di fuori degli stereotipi superficiali che purtroppo spesso si leggono –o si sentono- anche da parte di soggetti gravati del dovere di fare cronaca oggettiva e soprattutto di fornire informazioni depurate dai consueti e ormai stanchi luoghi comuni.

In questa prospettiva, non si può fare a meno di constatare come nei due articoli sopra citati, il proposito di segnalare il presunto mutamento di prassi nel conferimento degli incarichi difensivi da parte del Comune (prassi definita -con riferimento alle precedenti Amministrazioni- con termini pesanti quali “scialacquamento” e “pacchia”) consideri, nemmeno troppo implicitamente, gli Avvocati destinatari degli incarichi provenienti dalle passate Amministrazioni alla stregua di speculatori più o meno corresponsabili, come beneficiari, dell’accumulo di debiti del Comune. E ciò sicuramente, anche per la omessa precisazione ai lettori che: a) i cosiddetti debiti fuori bilancio non sono frutto -almeno nel caso del Comune di Messina- di un incarico conferito senza la previa deliberazione degli organi competenti, bensì di una omissione di natura contabile in tale conferimento; derivano, quindi, da un difetto nella modalità di confezionamento dell’incarico al quale i legali non partecipano, ma di cui scontano addirittura le conseguenze; b) così stando le cose, è evidente che, a differenza dei debiti fuori bilancio in senso stretto, l’utilità della prestazione difensiva risulta valutata a priori dall’organo che autorizza l’instaurazione (della) o la resistenza alla lite, e comunque risulta, quando trattasi di attività difensiva svolta in giudizio, dalla sentenza che definisce la controversia e che dà conto dell’attività difensiva svolta (tenendo presente sempre che, com’è noto, la prestazione dell’avvocato non è una prestazione di risultato); c) gli Avvocati, nella fatturazione delle loro prestazioni, devono rispettare limiti legali o regolamentari prestabiliti, che li assoggettano al rispetto di tariffe professionali commisurate ai valori minimi tabellari, il più delle volte ulteriormente decurtati.

Oltre a ciò, occorre considerare che, secondo la giurisprudenza esistente su questo tema, l’esercizio del diritto di cronaca non può scivolare su toni sostanzialmente e inutilmente offensivi quali appaiono – per l’intera Avvocatura - quelli usati nei due articoli in esame, anche in considerazione del fatto che (avendo riguardo agli aspetti tecnici della questione) gli Avvocati non partecipano ad alcun titolo al procedimento con cui l’Amministrazione conferisce gli incarichi, né determinano la scelta di avviare o resistere ad una iniziativa giudiziaria promossa da terzi.

L’impressione, poi, di un coinvolgimento degli Avvocati che hanno ricevuto incarichi dal Comune, fra i responsabili dell’accumulo dei debiti dell’ente, si collega negli articoli in commento – oltre che alla mancata rappresentazione della circostanza che l’attività difensiva svolta dagli Avvocati nell’interesse del Comune ha evitato, negli anni, che passività ben più consistenti di quelle odierne gravassero sui bilanci comunali, e degli altri elementi sopra enunciati - alla omessa considerazione che l’Avvocato ha diritto ad ottenere, come qualsiasi altro fornitore di prestazioni professionali, la giusta retribuzione a fronte dell’attività svolta, tenuto anche conto del costo dell’impegnativa formazione professionale e della complessa organizzazione di uno studio legale, oltre che dei rischi connessi alla mancanza – o quasi - di tutele e garanzie in caso di forzata interruzione dell’attività per motivi di salute o cause impreviste.

E’ quindi doveroso, in tempi così difficili, richiamare all’attenzione dell’opinione pubblica il ruolo dell’Avvocato, ricordando che la funzione dell’Avvocatura è un presidio di libertà e di indipendenza per tutti, privati cittadini, imprenditori ed enti, garantendo il funzionamento del sistema giudiziario e la tenuta della democrazia. Non è una notizia, quindi, che l’Avvocato sia retribuito per avere svolto il suo mandato: è semplicemente una regola che vale ovunque, per tutti coloro i quali ogni giorni danno un contributo –piccolo o grande- svolgendo il proprio lavoro. E il contributo dell’Avvocatura è il più grande, perché la toga che gli Avvocati indossano è il simbolo della garanzia e del rispetto dei diritti e delle prerogative di ogni cittadino. Senza pretesa di completezza, basta ricordare che l’Avvocatura aiuta i dipendenti a mantenere il proprio posto di lavoro, chi abbia subito una perdita ad essere risarcito, chi vanti un credito a conseguirlo, chi è innocente ad essere assolto, i giornali ad esercitare liberamente la propria funzione di informazione corretta.

Tale ultima condizione non può dirsi esistente quando l’informazione giornalistica si mette nelle condizioni di recare un grave pregiudizio al decoro e all’onore dell’intera categoria degli Avvocati, oltre che alla vita di relazione o peggio alla sicurezza personale dei professionisti espressamente nominati, che vengono rappresentati quasi fossero corresponsabili dei debiti che gravano sulla dissestata finanza comunale. Descrivere gli Avvocati alla stregua di antagonisti degli altri creditori, delle classi sociali più disagiate, forse dell’intera collettività, si risolve nella negazione di quella funzione sociale di difesa dei diritti fondamentali del cittadino, che è l’essenza stessa dell’Avvocatura, e nella misura in cui contraddice la appena descritta realtà, per ciò solo contrasta con la funzione propria dell’Informazione.

Appare evidente quindi, il grave pericolo che l’insinuazione pubblica della inutilità –o addirittura dannosità - della spesa per i mandati difensivi, si ripercuota negativamente sulla considerazione dell’Avvocato nelle varie sedi, compresa quella giudiziaria, in cui si svolge l’attività difensiva, e rischia di provocare nell’opinione pubblica indifferenza, o insensibilità, rispetto alla importanza del mandato difensivo, soprattutto quando è svolto a presidio dei più deboli.

Per finire, non si può sorvolare sul fatto che le notizie, nel modo in cui sono state offerte ai tanti lettori del Suo giornale, pongono anche un grave problema di sicurezza personale per i professionisti nominativamente indicati come percettori di cospicue somme, con l’aggravante che tale pericolo è provocato senza che la diffusione di tale notizia sia funzionale rispetto alla rappresentazione dei fatti oggetto dell’intervento giornalistico.

Questo Consiglio, in conclusione, non può che auspicare una piena e fattiva condivisione delle considerazioni e delle riflessioni sopra esposte.

 

Il Presidente

Avv. Vincenzo Ciraolo





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